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come attraverso un processo catartico, nei frammenti delle
isole Eolie, affiorate più di 700.000 anni fa, partorite dal
mare, testimoni di ere e di realtà geologiche riportate in
superficie e ancora almeno in parte tutte da scoprire.
Sono
nati così, attraverso una formazione lenta e sofferta, i
paesaggi sorprendenti di queste terre come sottratte al
mare: scenari unici di grotte, di faraglioni, di obelischi
naturali, spigolosità alternate allo stupore di spiagge
nerissime e costituite da minuscoli frantumi di lava, pareti
improvvisamente lisce e levigate dal vento. Un mondo
pittoresco o fotogenico a seconda delle epoche, dalle
apparenze burbere e talvolta inquietanti, da scoprire e
ritrarre con attenzione, con il dovuto rispetto. Eppure c'è
chi ha osato, fin da epoche remotissime, fermarsi qui,
creare insediamenti, vivere. Ché il terreno vulcanico - oggi
si sa, un tempo lo si scopriva con soddisfazione è
fertilissimo, ideale per praticare l'agricoltura.
Facile a dirsi: ci voleva del bello e del buono per
ridisegnare il paesaggio, appianarne pendenze e asperità,
predisporlo ad accogliere le sementi che avrebbero generato
l'ulivo e la vite così come il cappero, il mandorlo, il
fico: rimanevano da alzare intere pareti, incastrare pietra
con pietra fino a erigere lunghi muretti a secco, veri e
propri argini per i terrazzamenti artificiali, lembi di
pianura imposti dall'uomo, sezioni di campi idonei alla
coltivazione.
Né era agevole ritagliarsi lo spazio nella vegetazione, un
tempo orgogliosa e selvatica, con i rilievi letteralmente
avvolti dalle foreste di lecci, di querce, con la macchia
mediterranea a sgomitare fra le righe di un racconto
tracciato dal verde.
La
stessa lava fertile sarebbe venuta bene anche per costruire
le prime case: materiale solido, poroso, perfetto per
isolare tempeste, calure, per riparare da piogge sospinte
dai venti desertici.
Non c'era tempo per gli estetismi, né d'altronde li
consentiva un materiale difficile da plasmare.
Eccole dunque, le antiche abitazioni, tutte squadrate da
sembrare addirittura edificate a moduli, disposte come
possibile a seconda della conformazione del terreno. Con le
porte e le finestre a disegnare sottili fessure, quasi
palpebre socchiuse a proteggersi dall'abbaglio e dal calore
del sole. Ma non è tutto: in inverno occorreva trattenerlo,
quel calore che si produceva fra le mura domestiche, un
tepore generato dalle cucine come pure dal respiro.
Ogni
materiale ricopriva un suo ruolo specifico nella costruzione
degli edifici. Per le fondamenta si impiegavano i blocchi di
lava, le pareti venivano tirate su in porosa pietra pomice,
per il pavimento veniva bene il tufo. E il tetto? Per quello
si usava il cosiddetto "astrico". E il termine "tetto", a
ben vedere è improprio, qui si trattava di terrazze. E un
motivo c'era: occorreva raccogliere l'acqua piovana, bene
prezioso e talvolta raro, nelle cisterne interrate. Se è
vero che l'antica civiltà contadina è oggi in gran parte
scomparsa, il turista ha però occasione di scoprire e
riscoprire il fascino naturale di questo mondo rimasto
intatto,in cui le tracce del disegno architettonico ne
riflettono la profonda cultura. Si può andare molto indietro
nel tempo, ché queste terre sono rimaste pressoché immuni
dai grandi conflitti che, specie nell'ultimo secolo, hanno
ridisegnato interi paesaggi urbani o spazzato realtà
monumentali che resistevano da centinaia, migliaia di anni.
Le
isole Eolie sono un paradiso universale. Ciascuna di esse, a
seconda della propria tradizione, vocazione o conformazione,
ha sviluppato una propria realtà culturale da offrire al
visitatore o al turista.
Lipari è un po' la capitale, l'Isola Maggiore, un dipinto in
cui l'azzurro del mare si mescola al nero delle spiagge, al
verde della natura. Salina è l'Isola dell'Intimità, del
silenzio, del riposo, ideale per le famiglie, per le coppie
che qui possono soggiornare in caratteristici alloggi come
in piccoli alberghi.
Panarea (ricordate "Caro Diario" di Nanni Moretti?) è
l'Isola della Mondanità, con le sue luci, i suoi colori, i
suoi rinomati locali, i suoi grandi hotel, le costruzioni
restaurate e adattate dai vip che l'hanno scelta per il loro
relax.
Vulcano è l'Isola della Gioventù.
Filicudi è l'Isola della Tranquillità, riservata, amena,
ideale per il riposo rilassante che solo il contatto
pressoché esclusivo della natura, accompagnata dalla colonna
sonora del mare, può offrire.
Alicudi è l'Isola del Silenzio, ancora più appartata di
Filicudi, un minuscolo paradiso incontaminato: qui non ci
sono strade né sentieri. Per risalire il cono vulcanico che
è l'isola stessa ci sono solo scalini di pietra squadrati e
sovrapposti dalla pazienza dell'uomo, con ciascuna scalinata
che conduce a piccoli nuclei di case.
Stromboli è l'Isola di Vulcano, fucina di emozioni,
scoppiettante di colori, da risalire a piedi, da vivere a
ogni passo. |
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